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Podcast – “FORSE DOMANI T’AMMAZZO”: 22 anni dopo Umberto Cupertino rompe il silenzio
23 Settembre 2026

Podcast – “FORSE DOMANI T’AMMAZZO”: 22 anni dopo Umberto Cupertino rompe il silenzio

Esclusiva Lighthouse Radio. Ogni venerdì una puntata alle 11:30 e alle 18:00 in replica la domenica alle 21:00. Per la prima volta la voce di Umberto Cupertino, ostaggio per 58 giorni all’inferno, rivive quel tragico evento intervistato da Enrico Sarzanini.

“Io non ho mai voluto dimenticare. Io non devo dimenticare. Fabrizio è nel mio cuore. Il trattamento subito è nel mio cervello… Ogni minuto era quel minuto. A me sembra ieri, anzi oggi.”

Inizia così. Con la voce rotta dall’emozione, ma ferma, di Umberto Cupertino. Per vent’anni ha scelto il silenzio. Dal 25 settembre 2026 le puntate vengono trasmesse su su Lighthouse Radio ogni venerdì alle 11:00 e alle 18:00 e in replica la domenica alle 21.00. La prima puntata sarà disponibile sul nostro canale YouTube domenica 27 settembre alle 00:00.

Parte FORSE DOMANI T’AMMAZZO, il nuovo podcast originale di Lighthouse Radio e condotto da Enrico Sarzanini (Sound design di Mauro Mandolesi) dedicato a una delle pagine più buie e più eroiche della storia italiana recente: il sequestro e l’uccisione di Fabrizio Quattrocchi in Iraq, nell’aprile 2004.

Non è il riassunto di un libro. Non è la cronaca fredda dei giornali dell’epoca. È la testimonianza diretta di chi c’era. Di chi ha vissuto quei 58 giorni incatenato, in ginocchio, con le armi puntate, aspettando ogni giorno che qualcuno entrasse in cella dicendo “forse domani t’ammazzo”.

La prima puntata ci porta all’inizio di tutto. Amman, Giordania. Più di 700 chilometri di deserto per arrivare a Baghdad. Un territorio martoriato, l’allerta al massimo. E poi l’arrivo all’Hotel Babylon.

Lì c’è Fabrizio. Non ancora la medaglia d’oro al valor civile. Non ancora l’uomo che ha detto “Vi faccio vedere come muore un italiano”. Solo un ragazzo, una voce amica che ti accoglie e ti dice dove sederti, cosa mangiare, di chi fidarti.

Pochi giorni dopo il cielo di Baghdad si fa rosso. Iniziano i bombardamenti. Il progetto di ricostruzione per cui erano partiti salta. Si decide di rientrare. Data fissata: 12 aprile. L’ultimo giorno prima del buio.

Ma nel cortile, al posto delle due macchine anonime di basso profilo previste, c’è solo un enorme SUV, un GNC vistoso. Un bersaglio mobile. Umberto vuole mettersi alla guida, perché lui su quei territori ha sempre guidato. Gli viene negato.

Da quel “no” in poi, inizia l’inferno. Un checkpoint americano che gli sequestra le armi lunghe, una strada interrotta, un autista che si ferma a chiedere informazioni a un botteghino mentre girano in tondo sotto gli occhi di tutti. Fino alla curva a L. Fino a quel checkpoint che non è americano.

“Siamo nella merda”, dice Fabrizio vedendo gli uomini con le kefiah avvicinarsi armati. “Quello che state per sentire non è un’intervista”, racconta Enrico Sarzanini. “Mentre Umberto mi parlava era cone se stesse rivivendo quell’incubo. È tornato in quella cella con l’emozione che gli stringe la gola, ma con un dovere preciso: difendere la memoria di Fabrizio, che in quella terra ha perso la vita”.

Un podcast necessario, a vent’anni di distanza, per restituire verità e umanità a una storia che l’Italia non può e non deve dimenticare.

Prossima puntata: L’ULTIMO CHECKPOINT. L’agguato, le ginocchia a terra, la frase che ha fermato l’esecuzione immediata.

Lighthouse Communications – P.IVA 16342651003
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