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Lo switch che aspettavamo: perché questo è il momento migliore per fare una radio
3 Ottobre 2026

Lo switch che aspettavamo: perché questo è il momento migliore per fare una radio

Il pubblico è già passato al telefono e al DAB+. La vecchia guardia è ancora ferma sulla frequenza FM. In mezzo c’è uno spazio enorme per chi è agile, giovane e guarda al futuro.

Il tanto atteso momento dello switch è arrivato: la radio sta cambiando, sta evolvendo. Dopo anni di egemonia dei grandi network è arrivato il momento di scendere di nuovo in campo. La frequenza FM, che per anni è stata il punto di forza delle grandi radio, sta per essere spodestata dal DAB+. A dirlo sono i dati.

Negli USA, per la prima volta, tra i 13-34enni in auto si ascolta più audio dallo smartphone (46%) che dal ricevitore FM (43%). Nel 2015 era 66% a 19% per la radio. C’è stato un sorpasso e questo dato non può essere ignorato. Tra qualche anno non basterà più essere un brand riconosciuto per avere ascolti, per generare ricavi dagli sponsor. Qualcuno ha letto questi dati come un segnale della possibile morte della radio ma non è così, perché questi numeri sanno di cambio, di innovazione, di “liberazione”.

Perché quel 46% passato al telefono non sta ascoltando solo le piattaforme digitali musicali perché dentro c’è anche lo streaming delle radio. Se guardiamo cosa viene realmente ascoltato e non su cosa viene ascoltato, la radio in streaming AM/FM è ancora al 70% dell’audio in auto. La gente dunque non ha smesso di volere la radio, ma la fruisce in maniera diversa. Un dato importantissimo che cambia tutto.

Chi ascolta la radio oggi non cerca più quella “tradizionale”. Non vuole lo speaker con la voce impostata, la scaletta uguale da 30 anni, la mail per partecipare e gli sponsor inseriti in una lunga striscia audio che si perde. Vuole scegliere la radio in 2 tap da CarPlay, arriva a casa e chiede ad Alexa la sua stazione preferita. Cerca una community che lo coinvolga, che gli dia le informazioni di cui ha bisogno, vuole scoprire gli ultimi successi e allo steso tempo poter cantare sulle note di una canzone di 30 anni fa. Cerca contenuti nuovi, storie mai raccontate, ma soprattutto ha fame di novità. Ed è proprio qui che la radio tradizionale rischia di perdere tutta la sua forza, ingabbiata in regole che durano da oltre 25 anni ma che ormai sono diventate obsolete.

Il cambiamento è in atto e se negli Stati Uniti lo switch è da FM a smartphone, in Europa il DAB+ è pronto a scalzare l’FM. Nel Regno Unito il DAB+ ha raggiunto il 57% di tutto l’ascolto digitale, da noi ha interrotto il monopolio dell’FM creando nuove opportunità: oggi per aprire una radio non servono più milioni di euro, non bisogna per forza essere un “grande imprenditore” o comprare una frequenza in ogni provincia per essere nazionale. Puoi salire su un mux DAB+ con costi che un piccolo editore, con un business plan serio e ragionato, può sostenere.

È la prima volta in 40 anni che un collettivo indipendente può avere la stessa copertura di un network, senza dover chiedere permesso a nessuno. Non conta più chi ha 50 ripetitori. Conta chi ha curato meglio i metadati, chi è al passo con le nuove generazioni, chi ha un’app che parte in un secondo ma soprattutto le idee giuste per coinvolgere tutte le generazioni. Il valore non è più nel segnale ma nelle idee. Basti pensare alla vednita di TuneIn per 175 milioni di dollari: non vendono musica ma il punto in cui tu scegli cosa ascoltare.

Oggi non serve una grande radio, un brand, i soldi ma la voglia di sperimentare, di creare, di osare. Questo è lo switch. Non tecnologico ma culturale, perché il mondo si evolve e non si può vivere di rendita per tutta la vita. Un concetto spiegato benissimo da Guido Barbieri, ad di Ei Towers, in una recente intervista a pripapaginanews.it: “Il DAB+ offre enormi opportunità ai nuovi editori. Come avvenuto con la TV, dove i canali sono decuplicati, permette a realtà più piccole di avere una vetrina nazionale che prima non avrebbero mai avuto. È un gioco a somma maggiore di zero che tutela i grandi operatori e apre le porte ai nuovi”.

La radio tradizionale sta perdendo pezzi perché continua a difendere la frequenza, prigioniera di schemi datati che nel tempo hanno appiattito le frequenze e snaturato chi sta dietro al microfono. Dopo anni di dominio assoluto per i grandi della radio è arrivato il momento delle sfide del tanto atteso “Davide contro Golia” dove a fare la differenza non saranno i soldi ma le idee.

Non è la fine della radio. È il momento in cui la radio cambia proprietario.

Lighthouse Communications – P.IVA 16342651003
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