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Venezia 2026 entra nel vivo: l’Italia convince tra sorrisi e drammi, aspettando il verdetto dei premi
La pioggia bagna la Mostra del Cinema di Venezia, ma non spegne l’entusiasmo per una selezione che vede il cinema italiano assoluto protagonista. Nel consueto punto dal Lido con Flavio Natalia, direttore di Sala Grande facciamo il bilancio dei titoli che stanno segnando questa edizione, a partire dalla presentazione di Scherzetto di Mario Martone. Tratto dal romanzo di Domenico Starnone, il film vede Toni Servillo nei panni di un anziano illustratore costretto a confrontarsi con il nipotino di 5 anni affidatogli dalla figlia (Serena Rossi): un piccolo ciclone che innesca risate, ma anche profonde riflessioni generazionali.
Un’annata in cui gli autori italiani dimostrano una notevole capacità di conciliare qualità e pubblico. Lo conferma l’ottima accoglienza riservata a Il fuoco che mi porto dentro di Edoardo De Angelis, applauditissimo in Sala Grande, con una travolgente Vanessa Scalera affiancata da Lino Musella. Ottime impressioni anche per Il dio ride di Giovanni Veronesi, racconto d’epoca sull’Inquisizione e la libertà di pensiero con un sorprendente Pierfrancesco Favino, affiancato da Silvio Orlando, Francesco Gheghi e Alma Noce, e per I serpenti dei fratelli D’Innocenzo, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Pietro Castellitto.
Sul fronte internazionale e d’attualità fa discutere Naza, documentario che mette a contrasto i bombardamenti su Gaza e la quotidianità delle città israeliane.
Con l’avvicinarsi del rush finale, cresce la tensione sul fronte del palmarès: la Coppa Volpi femminile vede tra le favorite Vanessa Scalera, le sorelle Mara e Jasmine Trinca (protagonista sia del film di Nanni Moretti sia dell’inquietante Le Stranezze di Paolo Strippoli). Sul versante maschile, riflettori puntati su Adriano Giannini, protagonista di Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis. Una corsa ai premi apertissima che promette verdetti combattuti e polemiche fino all’ultimo minuto.



